21 MARZO 2013: CENA AL PUIO A CORTE MOLON

La serata raccontata da una delle partecipanti! Viviamola assieme.
Il 21 marzo 2013 alle ore 20.00 l’associazione Garibaldini volontari a cavallo ONLUS e l’associazione sportiva dilettantistica Horse Valley hanno ospitato una CENA AL BUIO presso Corte Molon in collaborazione con l’associazione GOLD-vis (acronimo di guardare oltre la disabilità visiva) ONLUS.
Una cinquantina di persone si sono riunite per provare l’esperienza di diventare cieche per poche ore, per mettersi nei panni di chi non vede, per cercare di capire cosa possa significare essere privati di uno dei cinque sensi.
Prima di entrare nel buio, durante un aperitivo di benvenuto alla luce, il presidente della Gold-vis Maurizio Mariotto ha spiegato e illustrato ai futuri commensali “ciechi” come un’attività semplice e banale come il nutrirsi, per un non vedente possa essere complicata, e come possa essere enormemente difficile per esempio spostarsi autonomamente, raggiungere il posto di lavoro, muoversi in ambienti non noti. Poco dopo il tuffo nel buio. I partecipanti vengono accompagnati al loro posto da cameriere cieche che nel buio si muovono con d Una volta seduti ci si inizia a rilassare a ad abituare al buio. In tavola è già servito l’antipasto. Pian piano con le mani inizia l’esplorazione dello spazio prossimale… Di fronte al piatto ci sono delle bottiglie? Quale sarà il vino? L’olfatto viene subito in aiuto… Cosa ci sarà nel piatto? Timidamente la mano parte alla ricerca della forchetta… I rebbi affondano in qualcosa di morbido… potrebbe essere formaggio brie… o taleggio?
La cena procede… le cameriere servono il primo piatto…. con stupore si riesce a capire dal profumo che il sugo sarà coi funghi… ed infatti… pennette alla cubana… Mentre si mangia il vociare dei partecipanti è un brusio troppo rumoroso… non si riescono a sentire bene le parole di chi ci è di fronte…
Ad un certo punto Mariotto richiede il silenzio.
Come dev’essere importante il silenzio per chi non vede! Il rumore interferisce… i suoni tutti insieme non si riescono a discriminare… Il presidente della Gold-vis prende la parola: “La cena al buio vi fa intuire come dev’essere una vita al buio, ma io voglio anche parlarvi di chi è il cieco, perchè non si insegna quello che si sa, ma quello che si è. Il non vendente è una persona talvolta molto colta, laureata, che ha voglia di autonomia, ha voglia di dignità. Prendiamo ad esempio la tecnologia. Per il cieco la tecnologia è un’arma a doppio taglio. I ripetitori vocali dei callcenter hanno tolto molto lavoro ai centralinisti non vedenti. Ma dall’altra parte la tecnologia informatica permette ai ciechi di leggere il giornale, di comunicare, di viaggiare in Internet.” Altre riflessioni sulle barriere architettoniche e su come sia di vitale importanza per un cieco il segnalatore acustico nei semafori.
La cena continua… ecco il secondo… Il piatto è grande… con l’aiuto delle dita si riescono a trovare la polenta e lo spezzatino… Poi i fagioli… e una cosa molliccia nell’angolo del piatto… gli spinaci.
Dopo poco Maurizio presenta un giovane ragazzo di 24 anni, Alessandro, non vedente totale… che ha perso la vista un paio di anni fa per un incidente col paracadute. Il silenzio nella sala si fa assoluto. Alessandro prende la parola per raccontare ai commensali la sua storia. Per portare una testimonianza di coraggio e di speranza… speranza verso la vita, speranza verso il futuro, ma sopratutto speranza verso gli altri. Il ragazzo racconta come un giorno, per errore si è trovato a dover girare senza accompagnatore in una città a lui sconosciuta, Cesena, e di come con felice stupore si sia reso conto che muoversi da solo per Cesena non fosse affatto difficile, anzi lo trovava molto facile. Grazie alle persone sconosciute che incontrava, che erano disponibili ad accompagnarlo, a guidarlo, a rassicurarlo… così estraneo dopo estraneo, il senso di solidarietà e fiducia nell’altro è talmente aumentato in Alessandro che gli è balenata un’idea. Fare da solo il giro del mondo… Affidandosi agli altri, alla bontà e generosità dell’altro. Alessandro sta progettando questo viaggio da molto tempo… la partenza è oramai imminente.. partirà il primo di aprile… Un attimo di silenzio.. poi l’applauso parte spontaneo.
Arriva il dolce… una deliziosa “sbrisolona”; la cameriera ci dà indicazioni su come fare i pezzi e dividerla con chi ci sta vicino. Ma chi è il mio vicino? Quanto è lungo il tavolo.. quanto è grande la sala… Si conosce solo ciò che le orecchie percepiscono e discriminano… il brusio per le orecchie è come la nebbia fitta per gli occhi… Di nuovo si fa prepotente la necessità del silenzio…
Riprende la parola Mariotto che ci vuole regalare una qualche citazione che ha imparato molti anni prima ad un corso per formatori… é un messaggio di speranza, di coraggio, che ti esorta a prendere in mano la tua vita, nonostante le difficoltà, nonostante la disabilità, perchè: “Semini un’abitudine e raccogli un atteggiamento, semini un atteggiamento e raccogli una consuetudine, semini una consuetudine e trovi il tuo carattere, semini il tuo carattere e raccogli la tua personalità, semini la tua personalità e trovi il tuo destino”.
Ecco nella sale giungere delle fiammelle calde e rassicuranti. Sono candele, che ci riportano alla penombra, per riabituarci gradualmente alla luce… Un’esperienza indimenticabile.

MICHELA

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