Be my eyes”, con un’app in 10 lingue i ciechi vedono con occhi dei volontari

L’idea è di un gruppo di danesi. Si tratta di costituire una rete in cui persone vedenti possano “prestare” i loro occhi ai ciechi tramite un telefonino per aiutarli in tutte le attività della vita quotidiana: controllare la scadenza di un farmaco, scegliere un prodotto al supermercato, ecc…

Redattore sociale del 16 gennaio 2015

BRUXELLES – Quando si parla di un’app come rivoluzionaria, spesso si tende a esagerare. Il termine, infatti, è abbastanza inflazionato anche in tempi in cui non si usa più per descrivere grandi movimenti o ideologie. Però, nel caso di “Be my eyes” (letteralmente “sii i miei occhi”), la definizione di app rivoluzionaria cade proprio a fagiolo, perché se il progetto prenderà piede potrà rendere molto più semplici diversi aspetti

Di cosa si tratta? Facile a dirsi, lo spiega direttamente il sottotitolo della App: “Help blind people see” (aiutate le persone non vedenti a vedere). L’idea, geniale nella sua semplicità, è venuta a un gruppo di danesi che si sono incontrati durante un weekend dedicato alle Start Up. Si tratta di costituire una rete in cui persone vedenti possano prestare i loro occhi, come volontari, ai ciechi per aiutarli in tutte le attività della vita quotidiana in cui incontrano difficoltà.
Gli esempi pratici possono essere innumerevoli: controllare la scadenza di un farmaco, scegliere quale prodotto comprare in un supermercato, orientarsi in un ambiente sconosciuto, ritrovare un oggetto che si è perso in casa, sapere a quale citofono suonare una volta che si è raggiunto un indirizzo, accoppiare quei calzini spaiati di cui non si può vedere il colore e molto molto altro. Ovvio, se si ha a disposizione un occhio nelle vicinanze, come un amico vedente, il proprio partner, un familiare, benissimo. Ma quando un cieco è da solo e si trova in difficoltà, anche piccola, allora Be My Eyes può venire in suo soccorso.

Il funzionamento è semplicissimo: si scarica la app (per ora disponibile solo su Iphone, ma gli sviluppatori stanno raccogliendo interesse per una versione Android), ci si registra inserendo il proprio nome, la propria mail, la propria categoria di appartenenza (se si è un non vedente o un volontario vedente) e se si vuole le lingue che si parlano, si accettano le condizioni di utilizzo e si è pronti al primo utilizzo. A questo punto, quando si ha bisogno di una mano – o per non uscire fuori di metafora di un occhio – si apre la app, si clicca su connetti, e viene stabilita una connessione audio-video col primo volontario disponibile. Il volontario, grazie alla fotocamera del telefono, vede dove si trova la persona non vedente e cosa sta facendo, e può così aiutarla come se le due persone fossero insieme, dando indicazioni, istruzioni, dicendo dove spostarsi etc.

Insomma, davvero tutto molto facile. E la app, tradotta in dieci lingue fra cui anche l’italiano, sta riscuotendo un grande successo: a sole 24 ore dal lancio, sono già 12300 i volontari disponibili che possono dare assistenza in oltre 30 lingue, più di mille i non vedenti registrati, e la notizia di questo software molto innovativo sta impazzando sui social media.
Unico piccolo inconveniente, per un pubblico italiano, è rappresentato dal fatto che i volontari, per ora, parlano soprattutto inglese. Ma se il network si espande, se la voce si sparge e se vengono arruolati volontari italiani, la cosa potrà essere facilmente bypassabile.

Thelle Kristiansen, il CEO e cofondatore dell’organizzazione senza fini di lucro che ha ideato Be My Eyes, racconta a Redattore Sociale: “Siamo molto soddisfatti del lancio, e se la community ci aiuterà ad arruolare volontari e non vedenti in tutto il mondo, a sviluppare ulteriormente la App e a fare nuove traduzioni, il progetto potrà crescere davvero molto e in tempi rapidi. Già abbiamo ricevuto un gran numero di feedback e pensiamo di lanciare una versione Android in primavera.””.
Per maggiori informazioni su Be My Eyes, per scaricare la app e per diventare volontario. (Maurizio Molinari)

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