CASA DOMOTICA NON SEMPRE FRUIBILE (dal blog Invisibili del 2 gennaio 2014)E

Casa domotica? Non sempre è fruibile di Simone Fanti

Non sempre la parola tecnologia evoca progresso o efficienza. L’attuale domotica (termine, nato dalla fusione tra domus-casa e robotica, che indica un’abitazione automatizzata) invece che facilitare la persona con disabilità nell’utilizzo di impianti e apparecchiature, frequentemente lo rende ancora più difficoltoso – lancia la provocazione Gianmarco Panza, veronese di origine, ingegnere quarantunenne non vedente del centro milanese di ricerca Ict Cefriel-. A volte ho la sensazione che invece di fare passi avanti nel colmare il gap tra ciò che è fruibile dalle persone abili e quelle che non lo sono, si stia tornando indietro. Un mondo sempre più “visuale” non è certo a portata di cieco!». Da dove nasce questa considerazione? Il giovane ingegnere recentemente ha dovuto ristrutturare casa (si è trasferito a Milano nel ’98, ma solo da poco si è sentito pronto per una vita autonoma) e ha cercato di adattare la nuova abitazione alle sue esigenze. Scoprendo che «il ricorso al digitale porta maggiori svantaggi, a chi non vede, rispetto ai tradizionali comandi a pulsante o manopola a ghiera. I display digitali dalle mille funzioni non consentono né una lettura manuale delle regolazioni né la possibilità di memorizzare le informazioni».

Complessità, eccesso di funzioni e, nel caso delle persone non vedenti, l’assenza di comandi vocali, se non comprando prodotti specifici, per altro non sempre disponibili sul mercato, sono i difetti più evidenti a parere dell’ingegnere: «Non richiediamo soluzioni fantascientifiche, ne bastano poche e utilizzabili – prosegue-. Troppo spesso si preferisce la funzionalità a effetto, che in un primo momento colpisce e poi annoia. A me basterebbero due tasti: uno per attivare l’impianto e uno per disattivarlo». E per intuire le difficoltà chiudete gli occhi mentre provate ad abbassare la temperatura sul termostato digitale di casa vostra. «Altro problema sono i costi – prosegue Panza – soluzioni complesse e con vocalizzazione dei comandi costano molto.

Se poi ci si affida alla consulenza di architetti ed esperti, i prezzi lievitano, “oltre ad essere in parte inutile non provando essi di persona la condizione di non vedente”. Quindi ci si rivolge alla Rete, al network di conoscenti che hanno testato, sulla propria pelle, i vari prodotti. Scoprendo che anche con pochi soldi si possono realizzare progetti importanti». I forum specialistici e le associazioni di categoria (per esempio, l’Unione Ciechi), spesso troppo sottovalutati da chi studia le soluzioni domotiche, diventano quindi la fonte d’ispirazione. E da questi consigli è nata la casa ideale di Panza che è totalmente priva di spigoli vivi, che è fornita di un sistema con sintesi vocale che lo avverte se quando esce o inserisce l’allarme ha dimenticato una finestra o tapparella aperta. Le porte sono quelle modello “saloon” a doppia anta: «così è impossibile che ci sbatta contro quando sono mezze aperte – racconta soddisfatto Panza -. Gli amici mi hanno poi suggerito una piastra a induzione magnetica per la cucina. Non rischio di scottarmi, visto che la superficie non si scalda, e nemmeno di lasciare aperta la manopola del gas». Questo fornello sfrutta il campo elettromagnetico per indurre il calore nelle pentole, ma non scalda la piastra in vetro-ceramica. «Soluzioni tailor made, cucite addosso a ogni persona. Difficilmente potrei pensarla diversamente – prosegue Panza. Se da un lato i fautori dell’universal design hanno il merito di far sì che l’arredo urbano e molti edifici siano senza barriere architettoniche, dall’altro peccano di ingenuità: ciò che è adatto a una persona in sedia a rotelle non è detto che lo sia per me che non vedo. E vi faccio un esempio banale: la leva dell’acqua dei rubinetti allungata per essere più facilmente raggiungibile da chi ha problemi di movimenti. Beh per me costituisce un pericolo, non vedendola rischio di sbatterci contro e di farmi parecchio male quando mi piego per lavarmi la faccia…».

link all’articolo del blog invisibili

Lascia un commento