GITA ASSOCIATIVA IN OLANDA – OTTOBRE 2011

Giovedì 13 ottobre.

Le rotelline dei trolley sfregano rumorosamente sull’asfalto accompagnate da passi svelti, i gitanti si affollano intorno al pullman bianco ed i saluti si moltiplicano man mano che il gruppo si riunisce. Caricati i bagagli, tutti a bordo e si parte! Inizia così il nostro viaggio in Olanda, la prima gita associativa di G.O.L.D.VIS. Agli amici di sempre si sono aggiunti volti nuovi, vedenti e non, che hanno deciso di condividere una settimana del loro tempo per esplorare il paese dei tulipani e dei mulini a vento.

La prima giornata di viaggio trascorre lentamente tra una sosta e l’altra, l’autostrada scorre ed il conta chilometri continua a salire. Oltrepassato il confine italiano veniamo tempestati di sms che ci avvisano del nostro espatrio, trasformando la corriera in un carillon di suoni e trilli. L’impatto con il primo caffè “abroad”, ci lascia con l’amaro in bocca, ma ce l’aspettavamo ed a pranzo recuperiamo con una discreta wienerschnitzel (cotoletta impanata alla viennese).

All’imbrunire usciamo finalmente dall’autostrada e percorsi pochi chilometri raggiungiamo un grazioso albergo situato nella piazza di un paesino nei pressi di Norimberga. Il personale è di una gentilezza squisita e ci mette subito a nostro agio, preparandoci una cenetta niente male. Sulle finestre tante zucche ornamentali dalle forme più disparate e le tende in raso semitrasparente creano un’atmosfera natalizia.

foto di un bungalow immerso nella pineta una casa gialla dal tetto spiovente tipica olandese

Venerdì 14 ottobre.

Il mattino seguente ci svegliamo immersi nella nebbia, di fronte all’albergo c’è un laghetto semi nascosto dall’umidità nell’aria con alcuni alberi e fa molto val padana. La colazione è abbondante e mescoliamo un po’ il dolce al salato, giusto per iniziare ad abituarci all’alimentazione nordeuropea.

Alle 9 lasciamo Wachenroth e come nei film di un tempo, l’oste sull’uscio ci saluta con la mano. Non sappiamo ancora che questo stile di semplicità e cordialità lo ritroveremo anche più avanti. Il secondo giorno di viaggio scivola via più velocemente, l’umore è alto, i canti popolari e le battute spiritose si alternano, mentre crescono anche l’entusiasmo e la curiosità. Alle 17 varchiamo i cancelli del villaggio che ci ospiterà durante la nostra vacanza. Molto diverso dai soliti campeggi, infatti alloggeremo in casette colorate, ricoperte in legno e dai tetti in ardesia con gli abbaini. Si tratta di vere case olandesi con tanto di cucina e soggiorno. Le abitazioni sono immerse nel verde, con i conigli che saltellano nei prati, ed alberi alti e rigogliosi tutt’intorno. Che meravigliosa sensazione, vivremo in un bosco come nelle favole, immersi nella tranquillità della natura. (foto qui sotto).

Sabato 15 ottobre.

È un piacere svegliarsi con l’aroma del caffè che aleggia nelle stanze del bungalow mentre la moca gorgoglia sul fuoco, sopra al tavolo un vasetto di nutella, uno di marmellata, yogurt , latte e pane olandese. Non è un albergo, ma il tocco della nostra accompagnatrice olandese, che ha attrezzato ogni casetta per fare colazione in autonomia e abbondanza, per iniziare bene la giornata. Al bungalow 18, quartier generale della nostra spedizione, c’è la dispensa fornitissima di cibo italiano ed olandese, che di buon ora le nostre fantastiche signore, trasformano in tanti panini con formaggio ed affettati e marmellata che saranno il nostro pranzo al sacco per l’intera settimana.

Alle 9 lasciamo il bosco per raggiungere l’openlucht museum, e quale posto migliore per un primo impatto con i Paesi Bassi? Un museo all’aria aperta, dove è stato ricostruito un villaggio olandese del passato, in cui trovano posto le abitazioni dei contadini, le botteghe degli artigiani, la chiesa, le stalle, la stazione, i pascoli ed i mulini. Ci accompagnano tre simpatici amici di Tea, che parlano solo olandese ed inglese, con qualche parola in italiano, ma ci capiamo comunque. Con il loro aiuto abbiamo potuto toccare con mano l’arredamento delle case rurali costituite da un’unica stanza con la lampada ad olio sospesa sul tavolo, il camino, e la contadina con il tipico copricapo bianco a pieghe, rigorosamente originale e molto delicato. La gentilissima signora si è messa a disposizione per farci sentire la stoffa del vestito, e si è persino tolta gli zoccoli e li ha fatti passare di mano in mano. Molto particolari le piccole stanze da letto ricavate nella parete del soggiorno, come nicchie a misura di letto, separate dal soggiorno dalle tendine o da battenti in legno.

Ci siamo divertiti a fare i costruttori, esplorando un antico cantiere di una casa in costruzione, che mostrava la composizione delle pareti in canne intonacate a creta, le travi in legno ed i tetti di canne fittissime e molto spioventi. Proseguiamo la nostra visita accarezzando caprette, conigli giganti e la mucca nella stalla.

Saliamo su un vecchio tram in legno che ci porta nella piazza di Openlucht, circondata da vere botteghe che vendono i sapori di un tempo. Doveroso pellegrinaggio da un negozio all’altro per degustare i biscotti alla cannella e all’uva passa del fornaio, la liquirizia salata e le stecche alla cannella del negozio di dolciumi, annusare i profumi di tè e spezie dal droghiere, e fare un giro sul monociclo. Complicatissimo mantenere l’equilibrio su quell’aggeggio, ma possiamo star tranquilli perché l’amico Rolf ci sostiene aggrappato al manubrio e cammina al nostro fianco, così evitiamo di investire qualche malcapitato.

Ultima tappa al laboratorio dove si produce ancora la carta artigianalmente, ricavandola dagli stracci. Ringraziamo l’artigiano che ci spiega le fasi della lavorazione facendoci toccare le materie prime ed il prodotto finito. Che strano sentire sotto le dita un foglio di simil stoffa. Ceniamo al ristorante del Rot Bos, dove ci prestano una chitarra e possiamo far serata al bungalow 18 radunati in salotto con una birra in mano e cantare tutti insieme. In questa occasione emerge il talento della nostra romana del gruppo, fan di Gianna Nannini, che ci canta l’America con tanto di coreografia.

Domenica 16 ottobre.

Ines ci aspetta all’attracco del battello, la giornata è splendida, ed il sole ci riscalda nonostante l’aria del mattino sia ancora fresca. Saliamo sul battello coperto da vetri e navighiamo nei canali della capitale mentre la guida ci descrive i palazzi storici che incontriamo durante il percorso. Edifici alti e stretti si susseguono a graticcio, uno appoggiato all’altro, colorati e dai tipici tetti a punta, con finestre grandi che occupano ampie porzioni delle facciate. Presentano stili diversi in base all’epoca. Caratteristica comune a tutti, la porticina della servitù che si apre sotto la scala di accesso all’abitazione principale e le facciate strette in quanto si pagavano le tasse in base ai metri occupati dalla parete esposta sul canale.

Scesi dal battello passeggiamo per le vie affollate lungo gli innumerevoli canali, e tra uno scorcio da fotografare ed un aneddoto olandese, arriviamo al celebre quartiere “rosso”, in cui le signorine in vetrina sembrano bambole surreali in bikini. Nei seminterrati i koffieshop si alternano ai sexy shop dai nomi stravaganti, con l’odore di maria che esce dalle porte aperte.

Impressionante il numero di biciclette dalle forme e colori più svariati, incatenate ai parapetti dei canali ed in ogni angolo, e che ci sfrecciano accanto a gran velocità. Dedichiamo un po’ di tempo all’acquisto dei souvenir e nel pomeriggio salutiamo Ines ed Amsterdam facendo ritorno al nostro bosco. Stasera niente ristorante, ci organizziamo la cena in casa. Iniziano così le operazioni di allestimento della sala da pranzo al bungalow n. 1 e l’assembramento di tavoli e stoviglie, provenienti da tutte le casette per l’occasione. un andi rivieni di un’ora ci permette di sistemare tutto a puntìno, e di imbandire i tavoli come si conviene. La nostra cuoca Tea sforna pietanze italiane, inserendo qua e là assaggi di cibi olandesi dai nomi impronunciabili ma dal sapore gradevole. Da bravi campeggiatori collaboriamo tutti alla buona riuscita della serata, c’è chi serve in tavola, chi fa la staffetta dalla cucina, e chi intrattiene, a suo dire, i commensali.

L’aria di festa è palpabile e al caffè ci auto complimentiamo per l’efficienza. Il ghiaccio è rotto, le prossime sere, andrà sempre meglio. Dopo alcuni stornelli romani intonati da Elisabetta, stanchi e pasciuti, ci ritiriamo a riposare.

tipici palazzi di Amsterdam affacciati su uno dei canali principali

Lunedì ci riserva una visita al borgo di Zanse Schrans, 40 casine che sembrano uscite da un libro di fiabe e giardini curatissimi con giochi di siepi multiforme. Davanti ad ogni abitazione, un ponticello bianco permette agli abitanti di attraversare il canale antistante, dalle acque dal caratteristico colore verde dato da minuscole alghe, che fanno sembrare la superficie dell’acqua, un vialetto solido da calpestare.

Oltre il borgo scattiamo la classica foto che da sempre rappresenta l’Olanda sui libri di geografia, ovvero i mulini a vento in fila sulla diga che si specchiano nelle acque del lago. Interessante la visita al mulino dei falegnami dove tuttoggi si producono componenti su misura per la ristrutturazione di edifici antichi. Impressionanti gli ingranaggi in legno che messi in movimento dalla forza centrifuga delle pale spinte dal vento, azionano un’enorme sega che taglia i tronchi.

Doverosa una sosta al caseificio per fare la spesa di formaggio. L’odore caseario è molto intenso ed innumerevoli forme occupano gli scaffali del negozio, mentre procediamo negli assaggi e nella scelta dei prodotti e delle salse da abbinare. Nel pomeriggio ci trasferiamo a Volendam per trascorrere un paiod’ore in relax passeggiando sul lungo lago, godendoci il sole seduti ai caffè sul porticciolo. Due file di case costeggiano la strada dello shopping, con decine di negozietti e locali tipici. Ci fermiamo dal fotografo per una foto ricordo speciale. Il personale ci accoglie con estrema cortesia. Per un quarto d’ora ci metteremo nei panni degli olandesi del 700. Esilarante la scena della vestizione dalla quale escono dame con gli abiti tradizionali e gentiluomini in nero. Proprio comenelle foto dei nostri nonni, ci siamo messi in posa tutti assieme, tenendo mazzi di tulipani in mano, cestini e persino una fisarmonica, come alla festa del paese. Clic! Questo scatto rimarrà nel nostro album dei ricordi per sempre.

La seconda serata in casa ci porta nuovi graditi commensali olandesi che si uniscono a noi per ripetere il rito della cena italiana all’estero. Piatto tipico del giorno, antipasto con assaggini di anguilla, aringhe e tartine. Spendiamo ancora una volta le nostre ultime energie per allietare gli ospiti con melodie un po’ scanzonate.

casetta tipica olandese con tetto spiovente rosso, camino e grandi finestre, circondata da un piccolo canale

Martedì 18 ottobre.

Il picchiettare sempre più forte delle gocce di pioggia sul tetto mansardato ad un metro dalle nostre teste ci sveglia di buon’ora. Aprendo la finestra si respira la tipica aria nordeuropea, con i nuvoloni gonfi di pioggia e così bassi quasi a toccare le cime degli abeti. Oggi ci aspetta Utrecht. Saliamo in battello con gli ombrelli aperti e facciamo un giro panoramico della cittadina, che subito ci appare più tranquilla di Amsterdam. Denominatore comune restano i canali ed i palazzi stile nordico a graticcio seppur più bassi di quelli della capitale . Attracchiamo al porticciolo di una birreria artigianale che visitiamo sotto la guida del mastro birraio, che ci illustra le fasi della lavorazione ed i macchinari presenti. A conclusione degustiamo una birra chiara dal gusto delicato e priva di conservanti.

All’uscita ci accoglie uno splendido sole che ci permette di apprezzare ancor di più la passeggiata gastronomica che Nadia, amica olandese, ha preparato per noi. Prima tappa al chiosco delle Olieball, frittelle tipiche del periodo pre natalizio e subito dopo degustiamo un buon “caffè di Utrecht” in un locale alla moda. Percorriamo le deliziose vie del centro invase dalle bici e dai passanti impegnati nello shopping. A metà pomeriggio assaggiamo altre specialità tipiche: le patate fritte belghe “friedkran” servite nel cartoccio conico ed il salame di Utrecht che somiglia molto ai wurstel ma speziato e condito come si conviene. Che dire, se non ringraziare Nadia per averci regalato un pomeriggio sfizioso e rilassante.

Per concludere la giornata all’insegna della gastronomia, a cena continuiamo a deliziare il palato con carne salà ed altre leccornie tra qui le tipiche torte olandesi con panna montata pasta di mandorle e frutta.

in basso ex magazzini che si affacciano su un canale di Utrecht, ora trasformati in attività commerciali. Nella parte alta i palazzi a livello della strada, semi nascosti dagli alberi

Mercoledì 19 ottobre visitiamo Kinderdijk (si dice Kinderdaik), località dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Qui nel 1700 sorgevano centinaia di mulini a vento ed oggi ne sono rimasti 19 ancora integri, e pian piano stanno riprendendo vita con le ristrutturazioni in corso. Saliamo su un tradizionale battello in legno e navighiamo su un largo corso d’acqua costeggiato da distese di canneti, prati e canali minori, vere e proprie vie d’acqua che gli abitanti della zona utilizzavano per spostarsi. All’interno di ogni mulino poteva vivere una sola famiglia. La struttura a cono in muratura non permetteva di realizzare grandi stanze confortevoli, così le persone erano costrette a vivere in spazi piccolissimi su livelli diversi, mentre al centro del mulino giravano ininterrottamente gli ingranaggi azionati dalle pale spinte dal vento sempre presente in questa zona. Il custode gentilmente ci spiega il funzionamento di questa struttura maestosa, ed aziona il freno per arrestare le pale e farcele toccare. Chi l’avrebbe mai detto? Che emozione passare le dita sulla tela che si gonfia nel vento da 300 anni ormai e tastare l’intelaiatura dai grandi quadrati in legno, che la sostiene. È un ottimo modo per renderci conto delle dimensioni reali e della genialità di chi ha saputo creare tutto questo. Lasciamo la quiete di Kinderdijk navigando lentamente, e godendoci la serenità che la natura ci trasmette.

Rientrando ai nostri bungalow facciamo tappa in una serra per acquistare i bulbi dei tulipani coloratissimi che abbelliranno i nostri balconi a primavera. La serata è decisamente movimentata. Dopo il rito della cena dall’efficienza ormai collaudata, è giunta l’ora di smantellare la sala ristorante. Ha quindi inizio un via vai silenzioso nella notte, come tante formiche operaie. A fine trasloco, tutto è ripristinato e torna la normalità al campeggio.

le pale di un mulino a vento viste dal basso

Giovedì 20 ottobre.

Raggiungiamo l’ufficio turistico di Utrecht dove un ragazzo dai capelli scuri e dal fare gentile ci attende per una visita guidata del centro città. Si chiama Edwin, ed appare emozionato ed entusiasta nell’accompagnare per la prima volta un gruppo di non vedenti. Ci fa toccare un modellino in legno della chiesa cattedrale, e ne spiega la storia in una lingua a mezzo tra lo spagnolo ed il francese. Lodevole lo sforzo di parlare italiano e pure la fantasia che ci mette nel tradurre le parole che non conosce. La visita diventa così un simpatico momento di conoscenza ed alla fine ci salutiamo ringraziandolo per la disponibilità e sperando di aver contribuito al suo studio della lingua italiana, suggerendogli di volta in volta i termini corretti. Certo che gli olandesi sono proprio forti.

Nel pomeriggio effettuiamo gli ultimi acquisti mentre un gruppetto visita il museo dei carillon, e torna entusiasta di questa esperienza grazie alla quale ha potuto conoscere un altro aspetto della storia e della tradizione olandese.

È ormai l’imbrunire quando chiudiamo le valigie e ci prepariamo per la cena dei saluti. Si mangia in un ristorante asiatico dove gli chef cucinano al momento carne e pesce, usando salsine di ogni genere e tirando su dalle padelle fiammate impressionanti che danno quel gusterello di affumicato alle pietanze.

Venerdì 21 e sabato 22 ottobre.

Si parte! Caricati i bagagli lasciamo il boschetto in direzione Norimberga, dove sosteremo per la notte nello stesso albergo del viaggio di andata. Vi giungiamo stanchissimi con un paio d’ore extra passate sul pullman a causa di un ingorgo in autostrada. Anche stavolta la cena è ottima ed alla sua conclusione stappiamo un prosecco e cantiamo o sole mio e volare su richiesta del personale dell’hotel.

Il mattino arriva presto, la giornata vola ed al tramonto raggiungiamo senza intoppi la stazione di Verona tra canti, barzellette, e scambiandoci impressioni.

L’entusiasmo dilaga grazie al clima di armonia e collaborazione che abbiamo saputo creare con spontaneità e della voglia di stare insieme condita da ottime cenette, luoghi suggestivi, un’ospitalità tutta olandese ed una buona dose di allegria.

La buona riuscita della vacanza è merito di tutti. Anche del tempo che è stato ottimo e dello spirito, quello giusto!

un mulino a vento dalla forma conica in mattoni con le pale in legno, seminascosto a un canneto

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