LEGISLAZIONE E REGOLAMENTI

CENNI STORICI

Molte sono le leggi a tutela dei non vedenti italiani

atte a regolamentare i vari aspetti della vita. Attraverso di esse, i disabili visivi del nostro Paese godono di un buon

regime previdenziale, della possibilità di accedere liberamente all’istruzione e di entrare nel mondo del lavoro. Motore

di tutte le conquiste è stata senz’altro l’Unione Italiana Ciechi, dal 1920 principale ente di riferimento per i non

vedenti italiani, nonché referente presso le istituzioni.
Alla fine del XIX secolo si iniziò ad avvertire

l’esigenza di inserire i ciechi italiani nel contesto sociale. L’opera veniva portata avanti principalmente da due

patronati, fino al 1910, quando su proposta di alcuni insegnanti non vedenti, nacque la “Società pro cultura,” prima

associazione completamente gestita da persone prive della vista.
Il 16 ottobre del 1920, grazie all’apporto di

Aurelio Nicolodi, colonnello dell’esercito uscito menomato dalla I guerra mondiale, nasce l’Unione Italiana dei Ciechi. L’ufficiale, ottimamente inserito nei “salotti buoni” dell’epoca, ha avuto il merito di porrele tematiche riguardanti la ciecità all’attenzione delle alte sfere della politica.
Negli anni trenta si registrano le prime grandi conquiste per

la realizzazione dell’integrazione sociale: l’abrogazione del Nuovo Codice Civile dell’inabilitazione dei ciechi dalla

nascita e l’immissione dei ciechi nella milizia antiaerea come aerofonisti.
Dopo la II guerra mondiale inizia la battaglia per il riconoscimento di una pensione, culminata con la “marcia del dolore” del 1954, con una nutrita schiera di non vedenti che raggiunsero Roma a piedi partendo da Firenze, incontrando anche i manganelli degli scelbini una volta entrati nella Capitale. Comunque l’obbiettivo di una prima pensione ai Ciechi Civili viene raggiunto con l’approvazione della legge 654.
Negli anni sessanta giungono a felice compimento le battaglie per l’inserimento nel mondo del lavoro

concretizzate con l’approvazione della legge 686 del 1961 per l’assunzione obbligatoria di masso-fisioterapisti e 403 del

1971, inframezzate dall’approvazione della legge 482 del 1968 per il collocamento obbligatorio dei privi della vista. Il

quadro viene completato dalla legge 113 del 1985, con la quale i centralinisti ciechi hanno il loro canale preferenziale

per l’assunzione.
Altre date fondamentali sono il 1975, quando viene riconosciuta la validità della firma dei non

vedenti e il 1976, anno dell’approvazione della legge con la quale i ragazzi privi della vista vengono inseriti nelle

scuole pubbliche statali.

POSIZIONE GIURIDICA DEI DISABILI DELLA VISTA

Per la legge italiana la ciecità è considerata un handicap sensoriale. Dal 2001 i privi della vista sono stati suddivisi in ciechi ed ipovedenti: cieca è la persona con un visus che permetta la semplice percezione della luce, mentre viene considerata ipo-vedente fino ad un visus di 3 decimi per occhio senza correzione ed in possesso di un campo visivo del 60 %.

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