L’ETICHETTA BRAILLE A MIAMI CON L’AMARONE SOLDI AI CIECHI (da L’Arena del 20.08.2012)

 foto di Guido Rambelli e del nostro presidente Maurizio Mariotto

BENEFICENZA. Brevettate da Rambelli, chi le usa deve devolvere parte dell’incasso. L’etichetta in rilievo serve a chi ha perduto la vista «Vogliamo sensibilizzare», dice l’ideatore
L’Arena del 20/08/2012

Amarone da sorseggiare e da “leggere”, in punta di dita, in tutti i contenuti della sua etichetta. A partire da settembre, anche il nettare dal colore rosso rubino prodotto dall’Azienda Agricola Villa Caplet verrà distribuito con un’etichetta stampata in codice Braille. Le bottiglie dell’annata 2007 si aggiungono così a quelle degli altri sei vini (il Prosecco e i classici Doc Soave e Valpolicella) già leggibili nei loro dettagli da parte delle persone non vedenti.
«Dal 2003, in virtù di una collaborazione nata con la sezione veronese dell’Unione Italiana Ciechi e che ora prosegue con l’Associazione Goldvis (Guardare Oltre La Disabilità Visiva Onlus) realizziamo le etichette dei nostri prodotti in linguaggio Braille utilizzando una vernice siliconica che forma uno strato sulla superficie sufficiente per essere sentito al tatto e riuscire a resistere alle molteplici sollecitazioni dell’imbottigliamento», spiega Guido Rambelli, dirigente dell’azienda agricola di Verona con vitigni nelle zone della Valpolicella e Soave. «Siamo stati i primi nel mondo a realizzare un’etichetta a rilievo, utile alla lettura da parte di persone che hanno difficoltà visive. Altri tentativi in Italia e Francia, su cartoncino ed etichette forate, non hanno avuto i nostri stessi risultati», prosegue.
Grazie a una serie di puntini dello spessore di nemmeno un millimetro che non coprono le normali diciture, un non vedente, sfiorando semplicemente la superficie della bottiglia con i polpastrelli, può trovare informazioni utili quali il nome del vino, il grado alcolico, l’indicazione della cantina che lo produce, oltre alla precisazione del “made in Italy” a garanzia della bevanda che il consumatore verserà nel bicchiere. Il sistema ideato dall’Azienda Agricola Villa Caplet è semplice, richiede infatti un passaggio di colore in fase di stampa, e ha costi minimi di produzione, senza svantaggiare l’aspetto estetico. Non a caso, altre aziende vitivinicole hanno deciso di adottarlo come buona prassi nella realizzazione del proprio packaging. Alla 37esima edizione della fiera Vinitaly, l’Azienda di Verona è stata premiata con la medaglia di bronzo come prima realtà italiana a produrre vino con etichetta in Braille, donando parte del ricavato all’Unione Italiana Ciechi per l’apertura di un centro per la consulenza gratuita e la prevenzione della cecità.
Nel settore alimentare, il sistema veronese è stato brevettato eticamente: «Chiunque lo utilizza, deve devolvere una parte del ricavato della vendita a favore di un’associazione che si occupa di non vedenti», conclude Rambelli. La speranza degli ideatori è che il progetto possa diffondersi il più possibile nel mercato della grande distribuzione, favorendo anche una maggiore attenzione e sensibilità nei confronti dei consumatori meno fortunati. Non solamente in Italia, ma anche in Europa e addirittura in America. In queste settimane il brevetto scaligero ha debuttato infatti oltreoceano, per la precisione a Miami, dove verranno presto commercializzate bottiglie di vino Villa Caplet con etichetta rigorosamente tradotta in linguaggio Braille.
Sulla base dei prodotti importati, non soltanto da bere ma pure da toccare con mano, l’Azienda vitivinicola devolverà una parte del ricavato a un’associazione americana che si occupa di progetti a vantaggio delle persone non vedenti. Per informazioni: Guido Rambelli 348/3417330 direzione@villacaplet.net

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