LA FEDERAZIONE

CENNI STORICI ED ISTITUZIONI SPORTIVE

Come abbiamo accennato nella pagina introduttiva di questa sezione, i disabili della vista praticano una grande quantità di sport, sia a livello puramente

amatoriale, sia a livello agonistico, con una federazione, la FISPIC (Federazione Italiana Sport Per Ipovedenti e Ciechi), affiliata al CIP, il Comitato Italiano

Paralimpico, ente istituito con la legge 189 del 2003 che, analogamente a quanto fa il CONI per i normodotati, ha il compito di promuovere ed organizzare gli sport

olimpici per le persone disabili. Il percorso per raggiungere questi obbiettivi è stato molto lungo e non privo di difficoltà.
Tutto ha inizio da un’intuizione

del chirurgo barese Antonio Maglio, il primo a comprendere l’importanza dell’attività sportiva per il recupero fisico e morale delle persone paraplegiche. Fin dalla

laurea conseguita nel 1935 il medico pugliese si impegna in questo senso, ottenendo grandi risultati: nel volgere di pochi anni si è visto che le persone allenate

hanno aspettative di vita più lunghe, cadono molto più difficilmente in stati di depressione e soprattutto, hanno un inserimento migliore nel contesto sociale.

All’inizio degli anni Cinquanta Maglio organizza anche le prime Olimpiadi per persone paraplegiche.
Contemporaneamente la pratica di uno sport entra anche nei

programmi educativi dei collegi per non vedenti, con l’organizzazione di alcune gare di atletica leggera nell’ambito degli istituti stessi.
All’inizio degli anni

settanta nascono i primi gruppi sportivi italiani per non vedenti. Bolzano, Trento, Milano, Vicenza, Verona e Modena costituiscono il primo nucleo storico per la

diffusione dello sport per ciechi in Italia. Altrettanto importante si rivela l’opera degli istituti: i ragazzi che durante il periodo di studio praticano sport a

livello agonistico, una volta rientrati nelle loro città d’origine fondano nuovi gruppi sportivi. Modena, tuttavia, è il punto nevralgico dell’intera attività: il

gruppo emiliano si distingue per i grandi risultati conquistati e per una grande capacità organizzativa, favorita dalla possibilità di sfruttare un contesto economico

e politico molto sensibile alle questioni sociali. La città emiliana diventa anche la prima sede della FICS (Federazione Italiana Ciechi Sportivi). Nonostante non

abbia ottenuto il riconoscimento del CONI, riesce a spedire nutrite compagini alle paraolimpiadi di Los Angeles e Seul, ottenendo risultati lusinghieri. Nel frattempo

l’opinione pubblica si accorge anche del movimento sportivo per disabili e nel 1987 la FISHA viene riconosciuta come federazione appartenente al CONI, col proprio

presidente che entra a far parte del Direttivo.
Nel 1990 la FICS, assieme alla FSSI (Federazione Sport Silenziosi Italiani) e alla FISHA aderisce alla FISD,

(Federazione Italiana Sport Disabili), questa volta riconosciuta dal CONI. Trascorre un decennio di continuo sviluppo, contrassegnato dall’uscita dei “silenziosi” nel

1996, in quanto il loro comitato internazionale non aderisce al programma paralimpico.
Con la legge 189 del 2003 il Governo istituisce il CIP (Comitato Italiano

Paralimpico), un ente che, sul modello del CONI ha il compito di coordinare ed organizzare l’attività delle varie federazioni di atleti disabili.
I non vedenti

italiani che intendano praticare sport a livello agonistico fanno capo alla F.I.S.P.I.C. (Federazione Italiana Sport Per Ipovedent e Ciechi), la quale coordina gli

sport specifici della categoria come il torball, il goalball,il judo ed altri; mentre per sci, nuoto ed atletica leggera, vi sono settori appositi che accorpano atleti

affetti da handicap diversi.