ALTRI SPORT INDIVIDUALI

EQUITAZIONE Judo PARAPENDIO RALLY Tennis

IPPICA, JUDO, PARAPENDIO, RALLY ED ALTRO

Il nostro escursus tra le attività sportive praticabili dai non vedenti termina con una pagina dedicata ad alcune discipline emergenti nel panorama della disabilità visiva. Molte di queste vengono praticate quasi esclusivamente a livello amatoriale, altre sono in piena fase di sperimentazione, ma tutte hanno la capacità di dare sensazioni eccezionali.

EQUITAZIONE

L’equitazione tra i non vedenti è un’attività molto diffusa in molti Paesi , dalla Gran Bretagna all’ Australia, nei quali è organizzata anche agonisticamente. L’Italia, naturalmente, sta cercando di colmare questo gap con risultati lusinghieri. Non sono pochi i programmi d’avviamento dei non vedenti all’equitazione, con persone che arrivano a praticarla con regolarità. L’attività, pertanto non si limita solamente ad escursioni in campagna, col fantino non vedente preceduto da un cavaliere-guida, ma con determinati accorgimenti (cuffie, segnali sonori comandati a distanza) si possono saltare ostacoli o eseguire riprese di dressage. Proprio questa specialità equestre è quella in cui a livello internazionale e alle Paraolimpiadi gareggiano i non vedenti e gli ipovedenti, sotto l’egida dell’International Paralympic Equestrian Committee (Comitato Paralimpico Equestre Internazionale).

JUDO

Dalla metà degli anni ottanta il panorama sportivo dei non vedenti italiani si è arricchito grazie all’inizio dell’attività del Judo. Torino, Verona e soprattutto l’Istituto per Ciechi Configliachi di Padova sono state le culle della disciplina, grazie all’apporto del vicentino Walter Monti, promessa del Judo a livello nazionale, divenuto cieco a causa di un incidente, il quale ha avuto il merito di insegnare questo sport a molti studenti ospiti della struttura patavina. Non meno importante si èrivelato l’apporto del maestro, campione italiano, nonché nazionale olimpionico nel 1964 Bruno Carmeni e dei maestri veronesi Gian Paolo Di Bennardo (campione d’Italia Juniores 1972) e Giancarlo Albertini.
Erroneamente ritenuto un arte marziale, lo judo si adatta particolarmente alla persona priva della vista, essendo uno sport di contatto. Non si registrano grandi discrepanze tra le prestazioni di una persona totalmente priva di vista ed un ipovedente, tanto che, nelle competizioni, non è prevista la suddivisione in categorie a seconda delle capacità visive. La sola modifica apportata al regolamento internazionale riguarda la partenza dell’incontro: solitamente un cobattimento inizia con i due atleti schierati ai margini del tatami che allo start (hagi-mè) si vanno incontro, cercando di prendere la presa migliore; i non vedenti, invece, vengono schierati al centro del quadrato di combattimento, uno di fronte all’altro ad una distanza pari alla lunghezza del loro braccio posto sulla spalla a mo’ di presa. Stabilita la misura, gli atleti lasciano andare le braccia lungo i fianchi in attesa del via, dopo il quale ognuno di loro cercherà di trarre il massimo vantaggio possibile.

PARAPENDIO

Volare è da sempre uno dei sogni dell’essere umano e il non vedente, in quanto tale, non si sottrae a tale pulsione, seguendo la stretta logica del silogismo aristotelico.
Per sentirsi dei novelli Icaro, evidentemente ed auspicabilmente con risultati ben diversi, si registrano esperienze di non vedenti che si sono lanciati col paracadute, col parapendio, oppure che hanno volato a bordo di un ultra-leggero. Il tutto, naturalmente, è possibile grazie all’apporto degli istruttori di volo che li accompagnano in queste esperienze senz’altro cariche di adrenalina.

RALLY

Nemmeno il mondo dei motori è cosa completamente proibita ad un disabile della vista! Da circa una decina d’anni ha preso il via un progetto sperimentale per consentire ai disabili della vista di salire su un’auto da rally svolgendo il ruolo del navigatore. Il tutto è reso possibile da road-maps in braille (o ingrandite per le persone ipovedenti) e dall’uso di un radhar. Gli equipaggi sono spesso impegnati in gare di regolarità, ma non mancano partecipazioni a veri e propri rally di velocità.brp>

TENNIS

Due non vedenti che giocano a tennis? Una scena probabilmente possibile ssolo in qualche film in stile “Scient of Woman”, con Al Pacino nei panni di un ex colonnello cieco alla guida di una Ferrari! E invece non è proprio così.
Takey Mijoshi, scomparso tragicamente nel 2011 in un incidente ferroviario, all’età di sedici anni sognava di emulare le gesta di Ivan Lendl e Boris Becker, fenomeni della racchetta di metà anni ottanta. Tra lui e il sogno, però, c’era la mancanza della vista. Da buon giapponese, però, il ragazzo non si perse d’animo ed iniziò a sperimentare con impegno. Dotandosi di racchette da bambino, quelle col tamburo più largo e col manico corto e di una pallina di spugna munita di campanelli al suo interno, nel 1990, assieme ad alcuni collaboratori, dà vita al primo torneo di Blind Tennis.
Le partite si giocano su un campo da badminton o su uno da tennis standard, con le linee di delimitazione tracciate attraverso corde ricoperte da nastro.
Le palline possono essere nere o gialle fosforescenti, tali da contrastare il più possibile col colore del campo, per essere visibili dagli ipovedenti.
Il giocatore, se cieco assoluto, può colpire la palla entro il terzo rimbalzo, mentre se è dotato di residuo visivo, ha a disposizione due rimbalzi.

ULTIME NOTIZIE:

  • ED ORA VAI COL TENNIS! 14 ottobre 2013 Nadal, Federer o Djokovic, restando strettamente legati all’attualità, Borg, Connors, McHenroe o Panatta, facendo un salto a ritroso in un’epoca in cui le partite venivano raccontate dalla voce calma e flemmatica di Guido Oddo, , sono sempre stati nomi che, per i non vedenti, hanno sempre significato un qualche cosa d’impossibile: il gioco del tennis! ...