TERAPIE INNOVATIVE PER LA CURA DELL’IPOVISIONE E DELLA CECITÀ

Venerdì 5 ottobre 2012, in occasione delle celebrazioni annuali per la Giornata Mondiale della Vista, si è svolto a Padova il Convegno “Terapie innovative per la cura dell’ipovisione e della cecità”, presso l’Auditorium “Silvano Pontello”. Il Convegno è stato organizzato, come ogni anno, dal dottor Giovanni Sato, direttore del Centro di Riabilitazione Visiva dell’Ospedale S. Paolo di Padova, per conto del Centro Oculistico S. Paolo e dell’Istituto Luigi Configliachi per i Minorati della Vista, con il patrocinio dell’Associazione PRISMA, una Onlus che riunisce gli operatori di diverso profilo professionale che operano nel campo dell’ipovisione in Italia.
La sala ha accolto, con il consueto successo, oltre 150 partecipanti che, a vario titolo, si interessano al mondo dell’ipovisione e della cecità. Si tratta soprattutto di medici oculisti, ortottisti e ottici da tutto il Triveneto alla ricerca di un aggiornamento professionale qualificato che possa aiutare in modo pratico la loro attività, anche se di tipo generale e non indirizzata unicamente a persone ipovedenti. Intenzione, questa, pienamente condivisa dagli organizzatori che miravano non solo ad offrire un panorama ricco delle esperienze scientificamente più promettenti nel campo della assistenza e cura alla condizione della disabilità visiva, ma anche a sensibilizzare chiunque operi nel campo della visione con varia specializzazione e possa, comunque, venire a contatto con una persona ipo- o non-vedente.
I lavori sono stati aperti dalla rappresentante della Direzione Sanitaria della ULSS16 di Padova, dottoressa Grion, che ha parlato di “Farmaci intraoculari per la cura delle maculopatie nelle problematiche assistenziali”, ricordando come le “maculopatie” rappresentino un gruppo di malattie di varia origine che interessano la regione centrale della retina (macula), deputata alla visione distinta necessaria per la lettura, la visione dei colori, il riconoscimento dei volti, ecc. In particolare, la “degenerazione maculare legata all’età (maculopatia senile)”, può presentarsi in due forme: una forma “secca”, caratterizzata dalla progressiva e lenta atrofia della retina, per cui attualmente non esiste una terapia specifica; e una forma “umida o essudativa” caratterizzata dalla crescita di vasi anomali (neovasi) nella parte centrale della retina, i quali tendono a perdere sangue e fluido causando visione confusa e distorta. Le attuali nuove terapie sono dirette principalmente a questa ultima forma, si somministrano per via intravitreale e condividono lo stesso meccanismo d’azione impedendo il legame di un fattore di crescita, il VEGF, ai suoi recettori sulle cellule endoteliali, con conseguente effetto anti-angiogenico. La maculopatia senile, nel mondo occidentale, è la causa principale di cecità legale nelle persone sopra i 50 anni. L’elevato numero di persone coinvolte e la necessità di ripetere il trattamento più volte rappresentano, quindi, per le strutture sanitarie, un notevole impegno in termini di assistenza e di sostenibilità economica.
Il dott. Diego Ponzin, direttore della Banca degli Occhi del Veneto Onlus, ha presentato una brillante relazione sulle cellule staminali corneali e sui progressi ottenuti dalla medicina rigenerativa, in particolare sottolineando il concetto di cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), scoperte dallo scienziato nipponico Shinya Yamanaka nel 1962. Queste metodiche, tra l’altro, offrono la possibilità di riprodurre patologie umane in vitro. Oggi, 500 centri nel mondo si occupano di trattamenti con cellule staminali, terapie sperimentali e per questo mai a carico dei pazienti. Le linee guida per i pazienti si trovano sul sito web della International Society for Stem Cell Research: www.isscr.org
Il dott. Alessandro Galan, direttore Centro Oculistico San Paolo di Padova, ha quindi mostrato l’applicazione chirurgica delle tecniche di riparazione corneale che si servono di cellule staminali, permettendo trapianti di cornea in casi dove questo non sarebbe altrimenti possibile. Parlando di “Prospettive chirurgiche corneali future con le cellule staminali”, ha illustrato le tecniche di diagnosi di deficit corneale limbare di varia origine (infezioni, causticazioni, traumi, ustioni, malattie congenite come aniridia, S. di Steven-Johnson, epiteliopatie da LAC, pemfigoidi cicatriziali) e di prelievo di cellule staminali corneali al limbus (una regione periferica della cornea) sia dall’occhio controlaterale sano che da donatore vivente o da cadavere (nei casi di malattia bilaterale), nonché di innesto di tali cellule con l’obiettivo di ricostruire il limbus corneale malato e di rendere lentamente l’occhio idoneo a ricevere un successivo trapianto di cornea.
La dott.ssa Serena Giannelli, ricercatrice presso H S. Raffaele Laboratorio di Neuroscienze, ha invece fatto il punto della situazione su “Terapia cellulare per la retina: visioni e prospettive”, esplorando la possibilità se esistano cellule staminali nella retina o se piuttosto sia possibile ottenere cellule retiniche partendo da altre cellule, anche mediante “riprogrammazione cellulare” di cellule differenziate. Un suo esperimento pubblicato nel 2011, ad esempio, dimostrava come si potessero ottenere fotorecettori da cellule gliali retiniche di Mueller.
Sempre a proposito di retina, il dott. Luigi Caretti, del Centro Oculistico San Paolo – Padova, ha illustrato lo “Stato attuale dell’arte nel trapianto di cellule staminali per le malattie retiniche” mostrando tecniche chirurgiche all’avanguardia, fino all’impianto di microchip collegati a telecamere.
Dopo questa prima parte dedicata alle nuove prospettive di cura delle condizioni di malattia più gravi che colpiscono l’occhio, il prof. Piero Steindler ha affascinato l’uditorio con una bellissima lezione magistrale sul “Colore e i Difetti della funzione visiva e Arte”, portando esempi di come la percezione visiva a volte alterata di famosi pittori abbia influenzato e modificato la loro arte.
Il successivo svolgersi del programma ci ha portato più addentro nel tema della riabilitazione visiva, come viene oggi praticata e quali siano le linee guida e le esperienze più qualificate a livello nazionale e internazionale.
Il dott. Gianfrancesco Villani, specialista in riabilitazione degli ipovedenti e microperimetria a Verona, ha parlato di “Nuovi test funzionali per l’ipovisione” in confronto con la microperimetria, grazie ai quali è possibile definire in maniera sempre più dettagliata il quadro di un deficit visivo da ipovisione centrale (come nella maculopatia) e spiegare così la causa delle difficoltà che si incontrano ad esempio nella lettura quando compare la malattia, descrivendo, inoltre, a beneficio dei professionisti della visione, quali siano le linee guida internazionali di identificazione e intervento riabilitativo nei confronti delle persone ipovedenti.
La dott.ssa Luisa Pinello, responsabile Centro Ipovisione Pediatrico – Padova, ha esposto “Come determinare l’acuità visiva e il campo visivo nel bambino ipovedente”, mentre a seguire, la dott.ssa Roberta Rizzo, ortottista presso il Centro Ipovisione Ulss16 – Padova, si è occupata di “Microperimetria nella maculopatia”, riferendo la nutrita esperienza del centro ove opera.
Prima del lunch, è stato possibile portare a conoscenza di tutti i partecipanti l’iniziativa dell’etichetta in Braille sui vini Valpolicella di Villa Caplet, dell’amico Guido Rambelli, attivissimo in ogni parte del globo con i suoi progetti in favore della disabilità visiva.
Il pomeriggio è stato un susseguirsi di relazioni da parte di esperti di ipovisione giunti da ogni parte della penisola che si sono confrontati sul tema del “Follow-up dell’ipovedente sottoposto a riabilitazione visiva e progressione della malattia”, discutendo le problematiche, gli esami clinici e gli ausili o supporti da consigliare in varie condizioni di ipovisione.
Il dott. Alberto Gruenberger, di Nuoro, ha parlato di glaucoma, mostrando un video registrato nella vita reale sulle difficoltà di guida di una persona con riduzione del campo visivo periferico. Il dott. Francesco Parmeggiani, ricercatore presso la Clinica Oculistica della Università di Ferrara, ha riassunto lo stato dell’arte sulla Retinopatia pigmentosa, sottolineando l’importanza di proteggersi con i filtri, mentre la dott.ssa Francesca Nastasi, responsabile del Centro Ipovisone di Milazzo, ha affrontato le problematiche della Retinopatia diabetica. Il dott. Giovanni Giacomelli, del Centro Ipovisione della Clinica Oculistica dell’Università di Firenze, ha spiegato vari aspetti relativi al follow-up della Maculopatia senile, anche in relazione alle nuove possibilità terapeutiche. L’ospite dell’incontro, dott. Giovanni Sato, ha mostrato interessanti esempi di ipovisione dovuti a Maculopatia miopica. Infine, il dott. Paolo Longo, responsabile Centro ipovisione di Fasano (Brindisi), ha illustrato casi clinici da lui seguiti, con particolare attenzione alla situazione psicologica e alla motivazione che spinge un paziente ipovedente a percorrere la strada della riabilitazione.
Il convegno è stato molto interessante e dobbiamo avere grande fiducia nella scienza. Ciononostante per quanto riguarda le cellule staminali si presume che occorreranno alcuni decenni perché si possano risolvere problemi di cecità legati alla retina mediante il loro utilizzo. Più avanti invece appare il cosiddetto “occhio bionico” di cui si è trattato più specificatamente in un analogo convegno dello scorso anno. Anche in questo caso però l’intervento è molto invasivo e i risultati attualmente sono ancora parziali in quanto si riesce solo a percepire la luce e a vedere qualche oggetto. Tuttavia questa tecnologia è più avanzata rispetto alle cellule staminali.

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