TORNARE A VEDERE FORME CON OCCHIALE BIONICO, A PISA PRIMI IMPIANTI AL MONDO (yahoo.com 20.02.2013)

Tornare a vedere forme con occhiale bionico, a Pisa primi impianti mondo

PISA. Sembra un banale occhiale da sole. Solo un filo collegato a un microcomputer e una piccola cassettina nera applicata alla bacchetta tradiscono la sua particolarità. Con questo ‘occhiale bionico’ infatti, Filippo, 32enne di Pescara – e come lui altri 7 pazienti italiani – ha detto addio al buio totale nel quale era avvolto ormai da qualche anno per effetto dell’aggravamento di una malattia degenerativa rara, la retinite pigmentosa, ed è tornato a vedere la differenza tra giorno e notte, a distinguere la forma degli oggetti, le sagome delle persone. Progressi apparentemente piccoli, che però restituiscono un po’ di autonomia a persone che l’avevano perduta. Succede a Pisa, con un intervento pioneristico – non adatto a tutti i pazienti con retinite pigmentosa – che permette l’impianto di una protesi retinica hi tech.

I medici della Chirurgia oftalmica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana hanno realizzato il primo impianto al mondo, dopo l’approvazione dell’agenzia del farmaco europea (Ema), e adesso con gli altri 7 pazienti seguiti, vantano il maggior numero di casi post sperimentazione. Tanto che un comitato scientifico è al lavoro per far ottenere all’ospedale toscano l’etichetta di ‘centro di eccellenza’ e per garantire l’accessibilità e la rimborsabilità dell’impianto. La protesi infatti ha dei costi molto alti, circa 78 mila euro ai quali si aggiungono le spese per l’intervento (il Drg vale 4 mila euro) e per l’assistenza post impianto. “Arriviamo a circa 85 mila euro a paziente”, spiega Elio Borgonovi, docente di Economia e management delle amministrazioni pubbliche all’università Bocconi di Milano e Presidente del Cergas Bocconi.

“Riuscire di nuovo a riconoscere le lettere, se scritte in bianco su sfondo nero e quindi con un altissimo contrasto, è stato bellissimo per me che amo leggere”, racconta oggi Filippo, durante un incontro a Milano. La gioia del ‘paziente zero’, “Riccardo, di Prato, è stata quella di riuscire a intravedere la sagoma della figlia, nata dopo che lui era diventato cieco”, riferisce Stanislao Rizzo, direttore del reparto di Chirurgia oftalmica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana.

In Italia convivono con la retinite pigmentosa circa 15 mila italiani. Questa malattia degenerativa dell’occhio è di natura ereditaria e colpisce le cellule della retina, i fotorecettori. Ogni anno si stima che circa 30 italiani perdano la vista per effetto dell’aggravamento della patologia.

Ma l’intervento, tengono a precisare gli esperti, non è per tutti. I criteri di selezione sono ristretti: pazienti over 25, in buona salute così da poter affrontare un’operazione di 3-4 ore, completamente ciechi, con alle spalle una storia confermata di retinite pigmentosa e cellule gangliari e nervo ottico funzionanti nell’occhio sottoposto a impianto della protesi. Ma soprattutto i candidati all’intervento devono aver visto fino a una certa età affinché la corteccia cerebrale collegata alla visione si sia sviluppata. Non devono in altre parole essere ciechi dalla nascita.

“Questa storia degli impianti di protesi retiniche nasce per una coincidenza. Conosco personalmente l’inventore di questo device, lo scienziato Mark Humayun, che ha sviluppato questa tecnologia a Los Angeles, ottenendo fondi sia pubblici che privati”. In Usa la società californiana Second Sight ha messo a punto questo ‘occhio bionico’ (Argus II) frutto di una ricerca decennale. Si cominciò con 16 elettrodi per approdare a 60 e la tecnologia è in continua evoluzione. Oggi siamo alla quinta generazione del software e alla terza generazione delle telecamere. Con la protesi retinica, i fotorecettori danneggiati sono sostituiti da un microcomputer in grado di trasformare e trasmettere l’impulso luminoso, ricevuto da una telecamera montata sugli occhiali del paziente, alle cellule nervose della retina ancora attive.

I pazienti, quindi, imparano a interpretare questi stimoli recuperando funzionalità visiva: ma il percorso è molto lungo. “Bisogna affrontare un viaggio settimanale verso Pisa, procedere per piccoli aggiustamenti delle impostazioni fino ad approdare a risultati sempre migliori”, spiega Filippo. È di pochi giorni fa, il 14 febbraio, l’approvazione dell’Fda statunitense per l’avvio degli impianti protesici anche negli Stati Uniti.

“Fino a oggi – spiega Borgonovi, anche lui affetto da retinite pigmentosa – l’Azienda Ospedaliera di Pisa ha sostenuto i primi interventi, ma in futuro non può continuare a gestire i costi della tecnologia per i pazienti di tutta Italia. Per questo motivo il Comitato scientifico per la Protesi Retinica ha avviato un percorso di lavoro con la Regione Toscana per definire i migliori criteri di accessibilità e rimborsabilità dell’impianto nel centro pisano. Siamo fiduciosi. Il centro toscano, inoltre, potrebbe attirare pazienti anche dall’estero, non solo da fuori regione”.

Non solo accessibilità ma anche informazione chiara e corretta sulla nuova tecnologia, questa la richiesta di Retina Italia Onlus attraverso il suo presidente, Assia Andrao: “Realizzeremo nei prossimi mesi una serie di incontri informativi sulla protesi retinica dedicati a pazienti e familiari in tutta Italia”. La protesi, continua Rizzo, è fissa, l’impianto resterà sulla retina per il resto della vita dei nostri pazienti, ma il software che regola la proiezione di immagini è in continuo sviluppo e stiamo assistendo a un continuo miglioramento delle performance visive dei pazienti. Per il 2016 è prevista una protesi con 240 elettrodi, cioè una densità 4 volte migliore di quella che impiantiamo oggi e questo permetterà quindi di estendere il campo di applicazione anche a pazienti che hanno una vista migliore rispetto a coloro che sono adesso candidabili all’intervento”. Intanto la prossima settimana è previsto uno screening per valutare 5 pazienti. Tre sono invece gli impiant i in programma nei prossimi 6 mesi

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